Da Cento a New York: il viaggio che ci ha insegnato a guardare più lontano

Ci sono viaggi che si misurano in chilometri. Altri, invece, si misurano in emozioni, incontri e consapevolezze. Il nostro viaggio a New York è stato entrambe le cose.

Siamo partiti sabato 6 giugno da Cento, in dodici, con l’entusiasmo delle grandi avventure e quel misto di curiosità e incredulità che accompagna le occasioni speciali. Le nostre valigie erano cariche di vestiti, biscotti, foglie di tè e soprattutto di sogni.

Per molti di noi era il primo viaggio in aereo. Davanti a quel gigante d’acciaio fermo sulla pista di Malpensa, l’emozione era palpabile. Dopo un lungo ma piacevole volo, siamo atterrati al JFK quando a New York erano quasi le otto di sera. Per il nostro corpo, però, erano già le due di notte. Stanchi ma pieni di adrenalina, abbiamo affrontato il controllo passaporti, recuperato i bagagli e raggiunto il nostro hotel nel cuore di Manhattan. Ad accoglierci c’era una leggera pioggia, quasi un saluto discreto della città che ci avrebbe ospitato per una settimana indimenticabile.

La mattina seguente alcuni di noi erano già svegli all’alba. L’energia di New York sembrava averci contagiato immediatamente. Dalla 39ª strada ci siamo incamminati verso Downtown, attraversando una città che fino a quel momento avevamo visto soltanto nei film.

A Little Italy ci attendeva il primo importante appuntamento istituzionale. Su invito della Ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli abbiamo partecipato alla Santa Messa celebrata da don Luigi Portarulo presso la storica Old St. Patrick’s Cathedral, insieme ai rappresentanti delle associazioni italiane impegnate nel mondo della disabilità e a una delegazione di grandi campioni del calcio internazionale Roberto Baggio, Christian Vieri, Alessandro Nesta, Giuseppe Rossi, Gianluca Pagliuca, Christian Panucci e Marco Materazzi e molti altri, tra cui il presidente della FIFA Gianni Infantino.

Al termine della celebrazione abbiamo condiviso un momento conviviale con le altre associazioni presenti, portando anche le nostre specialità e raccontando la nostra esperienza. Un’occasione semplice ma intensa, fatta di incontri, sorrisi e nuove amicizie.

Nel pomeriggio ci siamo spostati allo stadio Rocco Commisso per una partita di solidarietà e, in serata, abbiamo vissuto uno dei primi grandi simboli della città: Times Square illuminata dalle sue infinite luci. Per concludere la giornata non poteva mancare uno smashed burger da veri newyorkesi.

I giorni successivi ci hanno permesso di immergerci completamente nella città. Abbiamo respirato l’atmosfera elettrizzante del Madison Square Garden durante le Finals dei Knicks, ammirato Manhattan dall’Empire State Building, passeggiato tra i libri della New York Public Library e tra i vialetti di Bryant Park.

A Broadway abbiamo pranzato all’Ellen’s Stardust Diner, dove i camerieri servono ai tavoli trasformando ogni ordinazione in uno spettacolo musicale. Sulla Fifth Avenue abbiamo osservato il volto più iconico della città, prima di raggiungere uno dei luoghi più significativi del nostro viaggio: il Palazzo delle Nazioni Unite.

Qui abbiamo partecipato all’inaugurazione della mostra dedicata alla Carta di Solfagnano, assistendo ai saluti istituzionali e al taglio del nastro in una cornice internazionale che ci ha fatto comprendere ancora di più il valore del percorso che stiamo costruendo.

Nei giorni successivi abbiamo scoperto una New York diversa ad ogni angolo. Dalla modernità di Hudson Yards con il Vessel e The Edge, ai binari trasformati in giardino urbano della High Line. Abbiamo gustato un autentico lobster roll al Chelsea Market, attraversato Greenwich Village, raggiunto Washington Square Park e vissuto uno dei momenti più emozionanti davanti al One World Trade Center.

Dal molo abbiamo poi preso il traghetto per Staten Island, navigando sotto lo sguardo maestoso della Statua della Libertà. Al tramonto, con Manhattan illuminata dalla luce dorata del sole, abbiamo condiviso una semplice fetta di pizza seduti sull’acqua. Uno di quei momenti che non finiscono nelle fotografie ma rimangono impressi nella memoria.

Il 10 giugno è stata probabilmente la giornata che più di tutte rappresenta il significato di questa esperienza.

Alle Nazioni Unite abbiamo partecipato ai side event organizzati dall’Italia nell’ambito della Conferenza degli Stati Parte della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Abbiamo ascoltato testimonianze provenienti da tutto il mondo sul valore dello sport, dell’autonomia, del lavoro e della costruzione del progetto di vita delle persone con disabilità.

Abbiamo incontrato atleti paralimpici, rappresentanti istituzionali, associazioni internazionali e realtà impegnate quotidianamente nella promozione dell’inclusione. Abbiamo assistito a una toccante esibizione di danza paralimpica e, successivamente, abbiamo allestito il nostro tavolo allestito con i prodotti della Sala da Tè, raccontando la nostra esperienza a persone provenienti da culture e Paesi diversi.

In quel momento abbiamo compreso che ciò che facciamo ogni giorno nella nostra realtà non è soltanto un progetto locale, ma parte di un movimento più ampio che guarda alla dignità, alle capacità e alle opportunità di ogni persona.

Il giorno seguente Central Park ci ha regalato un ritmo più lento. Tra prati immensi, scoiattoli curiosi e scorci quasi irreali nel cuore della metropoli, abbiamo trovato il tempo per respirare e osservare.

Poi è arrivata una delle attività più coinvolgenti dell’intero viaggio: la visita al MoMA.

Ognuno di noi aveva scelto un’opera, l’aveva studiata e preparata. Per un giorno siamo diventati guide. Davanti alla Notte Stellata di Van Gogh, alle Demoiselles d’Avignon di Picasso, alle Ninfee di Monet, agli amanti di Magritte e a tanti altri capolavori, abbiamo raccontato ciò che avevamo imparato, condividendo conoscenze ed emozioni. È stato un momento di crescita, responsabilità e orgoglio.

L’ultimo giorno abbiamo conquistato Brooklyn. Abbiamo passeggiato tra i mattoni rossi di DUMBO, attraversato a piedi il Brooklyn Bridge e osservato Manhattan da una prospettiva diversa, forse ancora più affascinante.

Quando è arrivato il momento di partire, la città ci ha salutati con la pioggia e con un enorme arcobaleno che sembrava comparso apposta per accompagnarci verso casa.

Foto di Luke Rand

Siamo tornati in Italia con le stesse valigie con cui eravamo partiti, ma dentro c’era molto di più.

C’erano le parole di Camilla, che ricorda con emozione la Messa e gli incontri vissuti durante la settimana.

C’era l’entusiasmo di Irene, che conserva nel cuore i panorami e le persone incontrate.

C’era la consapevolezza di Chiara, che grazie a questa esperienza ha rafforzato la fiducia nel proprio valore, nel proprio lavoro e nella propria passione per la danza.

C’era la gioia di Federica, che racconta di essersi sentita davvero protagonista all’ONU e di aver visto la propria autostima crescere fino a immaginare nuove possibilità per il futuro.

C’era lo stupore di Diego davanti a una città immensa e al suo primo viaggio in aereo.

C’era la gratitudine di Cosima per le amicizie costruite e per ogni momento condiviso.

E c’era la riflessione di Elena, che forse racchiude meglio di tutte il senso di questa avventura: ad un certo punto non esistevano più ragazzi e accompagnatori, ma un unico gruppo capace di sostenersi, emozionarsi e crescere insieme.

Se New York ci ha insegnato qualcosa, è che i limiti spesso esistono soltanto quando qualcuno smette di guardare alle possibilità. Noi, invece, da questa esperienza torniamo con uno sguardo più ampio, nuove energie e una convinzione ancora più forte: ogni persona ha un valore da esprimere e ogni sogno merita di trovare il proprio spazio nel mondo.

Forse il regalo più bello che portiamo a casa è proprio questo: essere partiti da Cento e aver scoperto, dall’altra parte dell’oceano, quanto possiamo essere grandi quando camminiamo insieme.

Un viaggio come questo non si realizza da soli. Per questo desideriamo rivolgere un ringraziamento sincero a tutti coloro che hanno creduto nel nostro progetto e hanno contribuito a trasformare un sogno in realtà: la Caritas di Bologna, il Comitato Consorti Rotary, la Fondazione Cassa di Risparmio di Cento, il Lions Club Cento, il Pastificio Andalini, il gruppo musicale Sett’Etto e tutti i sostenitori che, spesso lontano dai riflettori e in forma anonima, hanno scelto di accompagnarci lungo questo percorso. A loro va la nostra gratitudine più profonda: ogni passo compiuto a New York porta con sé anche un po’ della loro fiducia, del loro affetto e del loro sostegno. Infine, un pensiero speciale a tutti coloro che hanno riempito, giorno dopo giorno, il nostro “vaso dei sogni”, contribuendo a renderlo abbastanza grande da attraversare un oceano.

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5 Responses

  1. Grazie per il vostro stupore ,la vostra gioia ,la vostra energia , non fermatevi mai! Siete la speranza!!!!!! Un abbraccione ❤️

  2. I sogni con tanto impegno possono diventare realtà.
    Grazie a tutti quelli che ogni giorno hanno lavorato per questo

  3. Complimenti per il risultato. Complimenti per il resoconto. Complimenti per il progetto, per grande valore sociale, culturale che ci investe tutti con la sua forza grande. Un abbraccio affettuoso.

  4. Ho avuto la fortuna di aver conosciuto e lavorato con Andrea e mi sono emozionato di questa bella storia , non sono uno scrittore ma grazie di aver fatto e di fare tutto questo , un abbraccio a tutti voi

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